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Crisi ucraina: Mosca sanzionata anche da Giappone, Australia e Canada | Sicurezza internazionale

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Crisi ucraina: Mosca sanzionata anche da Giappone, Australia e Canada | Sicurezza internazionale



Pubblicato il 23 febbraio 2022 alle 10:43 in
Australia Giappone USA e Canada

Sono diversi i Paesi a livello internazionale che hanno deciso di rispondere alla decisione della Russia di riconoscere come entità indipendenti le due regioni separatiste dell’Ucraina orientale di Donetsk e Lugansk e di inviarvi truppe. Tra questi, vi sono anche Giappone, Canada e Australia.

La risposta dei tre Paesi è giunta a partire dal 22 febbraio, il giorno successivo alla decisione del presidente russo, Vladimir Putin, condannata da diversi attori internazionali, Nazioni Unite incluse. Il primo ministro australiano, Scott Morrison, ha annunciato sanzioni finanziarie mirate e divieti di viaggio, in segno di punizione alla mossa di Mosca, accusata di comportarsi al pari di “teppisti e prepotenti”. Nello specifico, sono otto le persone individuate da Canberra da dover sanzionare. Si tratta di membri del Consiglio di sicurezza nazionale russo, che starebbero incoraggiando e favorendo “l’invasione” dell’Ucraina da parte di Mosca, mentre ulteriori sanzioni riguarderanno il caso specifico di Donetsk e Lugansk e prenderanno di mira i settori di trasporti, energia, telecomunicazioni, petrolio, gas e riserve minerarie, nonché diverse banche russe. “L’invasione dell’Ucraina è effettivamente già iniziata. Questa invasione è ingiustificata e inaccettabile”, ha affermato Morrison, il quale ha altresì affermato che il proprio governo darò priorità alle domande di visti di diversa tipologia, pari a circa 430, presentate dai cittadini ucraini desiderosi di recarsi in Australia.  

In Giappone, è stato il primo ministro Fumio Kishida ad annunciare sanzioni contro la Russia e le due regioni separatiste ucraine, oggi, 23 febbraio. In particolare, Tokyo sospenderà l’emissione di visti ai funzionari delle due regioni e congelerà i loro asset, mentre verrà proibito lo scambio di merci con i territori di Donetsk e Lugansk e verrà vietata qualsiasi nuova emissione e distribuzione di titoli di debito sovrano russi in Giappone. Per Tokyo, la mossa russa è da considerarsi una violazione della sovranità e integrità territoriale dell’Ucraina così come del diritto internazionale. Pertanto, il premier ha evidenziato la necessità di coordinare, tra i Paesi del G7, una dura risposta contro Mosca. Ad ogni modo, Kishida ha invitato la Russia a porre fine all’impasse e ad impegnarsi in un processo diplomatico, di fronte a una situazione che sta diventando “sempre più tesa”. Secondo alcuni, una disputa territoriale decennale con la Russia, riguardante un gruppo di isolotti al largo di Hokkaido, nel Nord del Giappone, ha apparentemente messo Tokyo in una posizione difficile nel determinare quanto severe dovrebbero essere le sue sanzioni. Tuttavia, il Giappone ha già imposto sanzioni contro la Russia in passato, e, in particolare, dopo l’annessione della Crimea nel 2014, di concerto con gli Stati Uniti e l’Europa. Tuttavia, Tokio dipende da Mosca per soddisfare il proprio fabbisogno energetico. Nel 2021, la Russia ha fornito oltre il 12% di carbone termico e quasi un decimo del gas naturale del Giappone.

Dal Canada, il primo ministro, Justin Trudeau, ha reso noto, il 22 febbraio, l’imposizione di una nuova serie di sanzioni contro la Russia, oltre al dispiegamento di circa 460 soldati e materiale bellico in Lettonia, oltre a una fregata e a un velivolo da pattugliamento marittimo. Secondo quanto riferito da Trudeau stesso, verrà fatto divieto ai canadesi di stringere qualsiasi tipo di rapporto finanziario con i cosiddetti “Stati indipendenti” di Lugansk e Donetsk e di impegnarsi in acquisti di debito sovrano russo. Parallelamente, sono previste sanzioni per i membri del parlamento russo che hanno votato per la decisione di riconoscere l’indipendenza delle due regioni separatiste, una mossa considerata una “incursione” della sovranità ucraina. Non da ultimo, saranno imposte sanzioni contro due banche russe sostenute dallo stato e impedirà qualsiasi rapporto finanziario con loro, ha affermato Trudeau.

Le sanzioni di Tokyo, Canberra e Ottawa fanno eco a quelle di Washington che si è mobilitata per isolare il governo russo dalla finanza occidentale, sanzionando due delle sue banche e impedendogli di negoziare il proprio debito sui mercati americani ed europei. Le azioni dell’amministrazione Biden hanno colpito i leader civili nella gerarchia della leadership russa e due banche russe considerate particolarmente vicine al Cremlino e all’esercito russo, con oltre 80 miliardi di dollari di asset. È stato altresì previsto il congelamento di tutte le attività di quelle banche poste sotto la giurisdizione statunitense. Anche l’Unione Europea ha deciso all’unanimità di adottare sanzioni contro 27 cittadini ed entità russi. Bruxelles ha poi stabilito di colpire le banche e il settore della difesa di Mosca e di limitare l’accesso russo ai mercati dei capitali europei.

L’inizio della crisi in Donbass, inserita nel quadro della crisi ucraina, è da far risalire al 23 febbraio 2014, quando nell’Ucraina orientale scoppiarono proteste contro la sostituzione dell’allora presidente ucraino, Viktor Janukovič, di stampo filo-russo, con il nuovo governo filo-occidentale insediatosi a Kiev. A seguito di una forte mobilitazione, il 7 aprile 2014, le autorità locali russofone indipendentiste proclamarono la nascita delle Repubbliche popolari di Donetsk e Lugansk. La mossa, sostenuta da Mosca, venne ulteriormente confermata con il referendum dell’11 maggio 2014, ma l’Ucraina, da parte sua, non accettò la perdita delle due aree e tentò, a partire da giugno 2014, di riprenderne il controllo. Un primo piano di pace venne raggiunto il 5 settembre 2014 sotto l’egida dell’Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza Economica (OCSE). Tuttavia, l’obbligo per il cessate il fuoco non venne inizialmente rispettato e i combattimenti proseguirono ulteriormente. Successivamente, il 12 febbraio 2015, i leader del “quartetto Normandia” – Francia, Russia, Ucraina e Germania – concordarono una nuova tregua e sottoscrissero un nuovo pacchetto di misure per l’attuazione dell’intesa del 2014, gli accordi di Minsk II.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo e inglese

di Redazione



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